Bologna - Sul processo a 4 anarchici antimilitaristi [31/3/10]

riceviamo e diffondiamo:

Bologna, 31 marzo 2010 - Processo d’Appello contro quattro antimilitaristi anarchici che si opposero alla costruzione di alloggi per soldati Nato a Ferrara

Il 22 febbraio 2003 una folta e vivace manifestazione attraversa Ferrara per dire “No alla guerra, no alle basi Nato”. L’idea della manifestazione nasce dall’opposizione alla costruzione di alloggi per soldati Nato in quella città. Alla fine del percorso, una telecamera della polizia viene distrutta dopo un piccolo tafferuglio con i poliziotti che avevano continuato, imperterriti, a rimanere all’interno del corteo per fare le loro riprese nonostante vari tentativi di allontanarli. Nei giorni successivi i media ferraresi danno una forte enfasi ai fatti incrementando un clima molto acceso per un accadimento atipico per quella città e non mancano, come sempre, le dissociazioni di chi è solito opporsi ai disastri della società del capitale auspicando un mondo migliore che dovrebbe arrivare convincendo con le buone i potenti a essere un po’ più “umani”. Quattro partecipanti vengono incriminati per questi episodi e per cinque mesi restano sottoposti a misure restrittive particolari: firma quotidiana con specificazione scritta di tutti gli spostamenti della giornata, obbligo di dimora e divieto di uscire di casa dalle 14 alle 19. L’accusa è di rapina aggravata (sostengono che la telecamera sia sparita), lesioni aggravate (un poliziotto e un ispettore della digos si fanno certificare 15 giorni di prognosi) e danneggiamenti aggravati (scritte sui muri di banche e negozi). Interessante come si arriva all’individuazione dei quattro: la polizia di Ferrara invia alla digos di Bologna foto e immagini del corteo e i solerti funzionari felsinei scelgono accuratamente nel mazzo chi deve essere preso.
Il 21 dicembre 2006, tre di loro vengono condannati in primo grado a tre anni e sei mesi e uno a tre anni e dieci mesi. Il 31 marzo 2010 inizia il processo d’appello presso il tribunale di Bologna.
È purtroppo evidente che le ragioni di quella manifestazione continuano a valere anche oggi. A distanza di sette anni i militari sono entrati nelle città e la loro presenza non sembra suscitare particolare inquietudine tra i cittadini. Diventerà presto “normale” vederli scorazzare con le loro camionette nelle strade e nelle piazze così quando ci sarà bisogno di loro per reprimere una qualsivoglia espressione di protesta nessuno si allarmerà nel vederli arrivare. Le missioni italiane all’estero sono attualmente 28, ma l’idea comune è che i soldati italiani vadano in giro per il mondo a portare pace e aiuti. La mitologia degli “italiani brava gente” è ancora in voga e a nulla serve sapere degli abusi, degli stupri e delle violenze compiuti dai soldati italiani sulle popolazioni invase. Sinistra e destra votano felicemente unite i rinnovi delle missioni e il linguaggio utilizzato è quello, ormai abituale, del ribaltamento di senso: militari che partono per missioni di pace!!!
Ma pare che vada bene così, non vedere non sentire non reagire è certamente il sistema più comodo per sopravvivere senza sussulti di coscienza. Quando poi i profughi di quelle guerre riescono ad arrivare nelle terre abitate da chi la guerra l’ha portata loro in casa, sono accolti con disprezzo e ferocia, obbligati a lavorare come schiavi o, se non servono, rinchiusi nei CIE e infine deportati.
La guerra esterna e quella interna si compenetrano per dare alle nostre vite una dimensione di precarietà continua, per farci sentire insicuri e desiderosi di protezione. Protezione che, per colmo di insensatezza, si va a chiedere proprio agli stessi che hanno procurato la paura: i protettori politici di approfittatori di ogni sorta che mantengono il potere con la forza della repressione e del condizionamento a vedere in altri sventurati, gli immigrati per esempio, la colpa di tutti i mali.
Le nostre lotte contro la guerra e contro le politiche razziste non si sono mai fermate e anche oggi approfittiamo dell’occasione per rilanciarle insieme alla Solidarietà ai compagni sotto processo.

No ai Centri di Identificazione ed Espulsione per immigrati
No alla base militare di Mattarello - No alla base Nato di Vicenza
No ai “Pacchetti sicurezza”

Anarchici

Lun, 29/03/2010 – 17:29
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