Bologna - Sgombero di quattro occupazioni in via del Chiù

Riceviamo e diffondiamo:

Oggi 24 luglio a Bologna sono state sgomberate quattro occupazioni a scopo abitativo di vecchie casette dei ferrovieri in prossimità di via del Chiù. Pare che né le ferrovie dello stato né il comune abbiano interesse a rivendicarsene la proprietà, non avendo entrambi i fondi per realizzare progetti specifici sull’area.
Non avendo neanche i soldi per abbattere totalmente le casette, si sono limitati a eliminare i tetti per renderle inabitabili.
Nell’arco di due anni le occupazioni erano aumentate, arrivando a quattro negli ultimi mesi, e questo forse spiega l’accelerazione delle procedure di sgombero.
Nel corso del tempo si erano creati ottimi rapporti con molti dei vicini, le nuove occupazioni venivano accolte con entusiasmo e favorite con utili informazioni, tant’è che già da ieri la voce dell’imminente sgombero era stata fatta arrivare agli occupanti.
All’alba un gruppo di solidali aveva eretto una barricata lungo la stradina d’accesso alle case, mentre alcuni occupanti si erano barricati in casa ed altri saliti sul tetto.
Poco dopo le 8 un folto gruppo di digos (una ventina) si presenta scortando alcuni operai con uno escavatore mentre una camionetta di poliziotti in tenuta antisommossa si posiziona all’ingresso della stradina d’accesso.
Immediatamente i solidali vengono allontanati con urla, insulti e spintoni.
Ignorando ogni loro stessa procedura di sgombero, da una delle case gli occupanti vengono subito sbattuti fuori. Alla richiesta di mostrare un mandato la risposta è: “apri che te la faccio vedere io la carta dello sgombero”. Sgomberata la prima casa, gli operai su ordine della polizia passano  direttamente alla fase di demolizione, incuranti della presenza di tre compagni sul tetto, senza neanche aspettare l’arrivo dei pompieri, che sostengono di avere chiamato, ma che non si sono mai presentati sul posto.
Molti degli abitanti della zona mostrano sgomento, rabbia e solidarietà.
I “lavori” partono dalla casa adiacente a quella ancora difesa, senza preoccuparsi del fatto che le vibrazioni e i forti scossoni provocati dall’escavatore potessero mettere a serio repentaglio la stabilità della casa, molto vecchia (una porzione era puntellata), e l’equilibrio dei compagni reso già precario dall’inclinazione del tetto in tegole. 
Il braccio meccanico viene quindi diretto sul tetto occupato, strappando prima cavi ed antenne, e poi puntato minacciosamente verso i compagni, fino a spingerli fisicamente.
La digos dal basso incita l’operaio a buttare giù comunque il tetto e questi non si fa alcun problema a procedere, mentre la polizia scientifica, che aveva ripreso tutto fino a quel momento, prontamente distoglie le telecamere.
All’arrivo dell’avvocato il digos Miolli si precipita di corsa verso l’escavatore urlando: “fermi fermi, sta arrivando l’avvocato”.
Vista l’impossibilità di rimanere sul tetto in quelle condizioni di estremo pericolo, gli occupanti decidono di scendere.
Non hanno dovuto mostrare i documenti e non sono stati portati in questura sebbene sia ovviamente partita la denuncia per occupazione sia per loro che per i primi due sgomberati.
Da queste due case si è riusciti a salvare almeno una parte delle proprie cose, mentre nelle altre due tutto è stato seppellito sotto le macerie, macerie che ora circondano chi ancora abita lì.
È importante porre l’accento sulla particolare modalità di questo sgombero perché, ora più che mai, è necessario non fare affidamento alcuno sulla “legalità” delle procedure.
I mandanti e gli esecutori materiali di questo sgombero hanno ampiamente dimostrato di non tenere alcun conto delle loro stesse regole, tanto meno dell’incolumità delle persone.
Degno di rilievo è anche il comportamento dell’operaio che manovrava l’escavatore che, in modo totalmente deresponsabilizzato, eseguiva gli ordini che gli venivano impartiti senza alcuna remora a mettere a repentaglio la vita degli occupanti.
Nonostante l’epilogo rivendichiamo la pratica dell’occupazione. In questi due anni è stato possibile recuperare degli spazi a scopo abitativo e ciò ha favorito il sorgere di rapporti di conoscenza, confronto e aiuto reciproco con gli abitanti della zona. Un’esperienza in contrasto con l’abituale indifferenza che caratterizza i rapporti e che troppe volte si traduce in atteggiamenti di servile obbedienza ai comandi e di sopraffazione degli appartenenti alla stessa propria classe.
La casa è di chi l’abita. Lo sgombero è un’infamia!


                                                                                                                                                        Occupanti e solidali
Gio, 26/07/2012 – 02:23
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