Bologna - Aggiornamenti sul carcere minorile

Carcere Minorile del Pratello, Bologna

15 luglio - un ragazzo ingoia un accendino, viene portato in ospedale e riesce a fuggire alle guardie; il suo tentativo di evasione finisce poche ore dopo, quando viene ripreso da alcuni agenti e ricondotto in carcere
17 luglio - un ragazzo tenta di suicidarsi impiccandosi, agenti di polizia penitenziaria lo trovano, ricoverato in ospedale per un giorno e riportato in carcere.
Intanto dal CIE di via Mattei si susseguono i tentativi in parte riusciti di evasione [1 - 2] e dal mese di agosto alla gestione interna si sostituirà la cooperativa L'Oasi, dopo aver vinto un bando al ribasso.
Sono solo i più recenti avvenimenti riportati dai giornali, la coda di una lunga serie di simili episodi avvenuti negli ultimi anni; ma da un po' di tempo a questa parte viene ritenuto più interessante pubblicarli. Perché? Si devono tutti salvare la faccia: dai giornalisti alle guardie. Perché ora che è questa serie di gabbie sono considerate un punto sensibile (di scandalo, di denuncia, di lavoro a rischio, di valido motivo per richiesta di fondi...), tutti improvvisamente riscoprono l'utilità di puntare il dito contro la vita iniqua in carcere.
I sindacati di Polizia Penitenziaria ne approfittano per vantare la loro professionalità, per pingersi come 'angeli custodi' della sicurezza dei rinchiusi, come 'garanti' della sicurezza di tutti coloro che hanno a che fare con queste vite prigioniere solo attraverso i giornali. Come diceva qualcuno che il carcere lo vede da vicino, 'evasioni e suicidi sono all'ordine del giorno' in un carcere. Per questo i carceri dovrebbero diventare macerie, insieme ad un sistema che rinchiude e ha la schifosa faccia tosta di parlare di 'sicurezza', 'benessere dei detenuti', 'riforme' e quant'altro.

Dall’inverno scorso il carcere minorile del Pratello è tornato ad essere fulcro di attenzione per tutti coloro che sono interessati a specularvi sopra. In primis i giornalisti, che hanno potuto scrivere fiumi di articoli sullo ‘scandalo’ iniziato con la denuncia di un caso di violenza sessuale su uno dei ragazzi rinchiusi, e continuato con ispezioni ministeriali e apertura di indagini che hanno portato alla sostituzione di diverse figure di spicco nella gestione dell’IPM (Istituto Penale Minorile) bolognese, oltre a portare alla luce una serie di soprusi e violenze perpetuati per almeno gli ultimi cinque anni sulla pelle dei ragazzi rinchiusi.
La sostituzione dei gestori di un luogo di reclusione non può cambiarne la sostanza: si tratta di prigionia. I disagi dei reclusi continuano, almeno per quanto riportato attraverso i casi più eclatanti dai giornali: come il tentativo di evasione del 15 luglio (purtroppo fallito con la ricattura del ragazzo da parte delle guardie) e il tentato suicidio del 17 dello stesso mese di quest’anno. Di tutto il resto che succede ai ragazzi dentro, come vivono queste ore prigioniere – tutto quello che i giornali non riportano, e che i sindacati di polizia penitenziaria non hanno interesse a rendere pubblico con l’evidente scopo di vantarsi della loro professionalità e di cercare febbrilmente di difendere il loro cosiddetto ‘lavoro’ di carcerieri – non è dato sapere.
I ragazzi rinchiusi al Pratello – tutti maschi – hanno tra i 14 e i 21 anni, e sono ad oggi in maggioranza “stranieri”, alcuni ‘non accompagnati’, cioè si trovano in Italia senza famigliari. Secondo quanto dichiarato da Elisabetta Laganà (tra le polemiche e i ricorsi delle associazioni al TAR, recentemente riconfermata garante dei diritti dei detenuti di Bologna) nel maggio di quest’anno erano 26 quelli detenuti nel carcere.
Non è nostro interesse denunciare le condizioni di vita dei ragazzi rinchiusi come ‘mala gestione’, perché quello a cui tendiamo non è il miglioramento della loro vita in carcere, ma la loro libertà. Intendiamo la fine della reclusione non come ‘reinserimento’ in una società e in una legalità che onestamente fanno schifo, ma come negazione del principio di diritto e dovere che ci lega in una rete di costrizioni e soprusi: il dovere di sottoporsi a capo chino alla punizione per aver ‘sbagliato’ e al ‘recupero’ per tornare sani schiavi o almeno passivi ‘emarginati’, sempre sotto minaccia perché in caso di reazione ai soprusi si rischia la rappresaglia della reclusione; il diritto di avere una vita minima decente in una gabbia per non turbare troppo le coscienze di chi ritiene che sia ‘giusta, civile, democratica’ (come preferite) la prigionia, facendosene complice.
Il carcere minorile non si trova così ‘lontano dagli occhi, lontano dal cuore’ nella città di Bologna, come può essere invece il caso del carcere della Dozza. Bensì è un complesso di edifici e mura piantato nel centro città: via del Pratello è un luogo molto frequentato, persino in questi caldi mesi estivi.
Ma anche quando l’amministrazione del carcere poteva vantare una maggiore ‘apertura con la città’, si trattava comunque di ‘canali’ piuttosto circoscritti e preferenziali: lo decidono i carcerieri chi, come e quando può incontrare i ragazzi. Non fa una piega nell’assurdo ragionamento di delega continua: che siano coloro che lo fanno per ‘lavoro’ a decidere quando e per quanto tempo un ragazzo sarà rinchiuso qui, come saranno scandite le sue ore di prigionia (cosa potrà fare, chi potrà vedere, cosa dovrà fare…); che sia ‘chi ne ha voglia’ a fare volontariato, andando a incontrare i ragazzi, per rispondere alla coscienza che fa balzare subito in vista la costrizione di una vita rinchiusa e rifiutata, ma che lascia forse troppo in secondo piano come anche questo possa risultare una ‘toppa’ in un sistema di gabbie che ormai fa acqua da troppe falle per poter risultare anche solo esternamente “accettabile” agli occhi di chi crede in una giustizia di Stato e di burocrazia che gestisce vite… le rinchiude per sottometterle, allontanarle da sé, ‘risanarle’/’riadattarle’/’riaddomesticarle’.
Le mura di un carcere non sono da abbellire, riformare, giustificare o razionalizzare, né da crearvi varchi per contatti scanditi e approvati da chi rinchiude: sono solo da abbattere.


alcuni anarchici e anarchiche
Mer, 08/08/2012 – 10:44
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