Argentina - Freddy e Marcelo pongono fine allo sciopero della fame
Comunicato al 46° giorno di sciopero della fame
Al popolo argentino, cileno, mapuche e alle loro organizzazioni
Alle reti d'appoggio, alle famiglie, alle compagne compagni, ai nuclei e organizzazioni fraterne sparse nel mondo
comunichiamo:
Marcelo Villaroel Sepúlveda e Freddy Fuentevilla Saa, prigionieri politici d'origine cilena, attualmente detenuti presso la Unidad de detención provincial Nº11 di Neuquén, Patagonia Argentina, esprimiamo quanto segue:
alle ore 22 di oggi, venerdì 2 gennaio 2009, abbiamo deciso di porre fine allo sciopero della fame che abbiamo iniziato lunedì 17 novembre 2008 per:
1- La liberazione di tutte e tutti i combattenti popolari detenuti per aver lottato
2- Rifugio politico in Argentina
3- Trattamento degno nelle condizioni detentive
Pur considerando l'importanza vitale dei punti 1 e 2, la nostra principale attenzione è stata quella di rovesciare le condizioni di merda in cui ci hanno fatto vivere in questi ultimi 6 mesi e mezzo, senza una giustificazione legale eccetto ragioni di sicurezza basate sulle informative dell'intelligence provenienti dal ministero dell'Interno cileno e che oggi in Argentina non hanno alcuna validità giuridica.
Abbiamo deciso di porre fine alla nostra mobilitazione in seguito al nostro trasferimento dal padiglione 6, di punizione e isolamento, al padiglione 2 per i reclusi con un regime di normalità progressiva, con gli stessi diritti e doveri degli altri detenuti rinchiusi in quest'unità.
Per renderci conto delle specificità di questo nuovo regime abbiamo richiesto un incontro con i massimi responsabili delle unità detentive della provincia. L'incontro si è svolto oggi, venerdì 2 gennaio 2009, dalle 19.50 alle 21.50, alla presenza di:
Rolando Vergara, direttore delle Unidades de Detención della provincia di Neuquén,
Gabriel Álvarez, commissario capo della Unidad Nº11,
Maria Elena, compagna militante della Asociación Zainuco (si occupa di diritti umani) in veste di garante
e noi.
E' stato fissato un termine di 45 giorni per la totale normalizzazione del padiglione in cui ci troviamo, un trattamento degno, il rispetto nei confronti di chi viene a colloquio, la fine delle restrizioni all'accesso a testi e giornali, una adeguata attenzione medica, 2 colloqui la settimana di 5 ore ciascuno, come è già avvenuto la scorsa settimana.
Abbiamo iniziato lo sciopero rinchiusi 20 ore su 24, isolati per ragioni di sicurezza. Ognuno di noi ha perso circa 13 chili.
Oggi terminiamo, avendo raggiunto una situazione di normalità al 60% rispetto agli altri padiglioni. Inoltre, le concessioni ottenute con questa mobilitazione verranno condivise anche da tutti gli altri detenuti del padiglione.
Questo processo è stato collettivo, instancabile, molteplice, costruito giorno dopo giorno con la complicità e la fratellanza di molte/i sparse/i nel mondo...
Siamo consapevoli della complessità della nostra situazione; comunque la nostra lotta centrale è e sarà la rivendicazione del rifugio politico in Argentina.
In esso poniamo tutte le nostre forze e con un piccolo sapore di vittoria possiamo dire che abbiamo fatto dei passi concreti per il miglioramento delle condizioni detentive.
Il nostro pensiero è rivolto a tutte e tutti le/i compagne/i rinchiuse/i che lottano per una vita migliore... a Matias Katrileo, weichafe (guerriero) assassinato un anno fa dalla polizia, il nostro cuore è con i nostri caduti, tutti più vivi che mai!
Stiamo costruendo dall'anticapitalismo, dal continuo vissuto e in esso progrediamo con il cuore e la ragione...
Salutiamo con amore e Affetto rivoluzionario-libertario tutti voi!
Neuquén, 3 gennaio 2009
Un pensiero...
Ai nostri familiari, amici, compagni, ai nostri figli e figlie, alle organizzazioni sociali, popolari e rivoluzionarie, a Zanon (fabbrica recuperata), a H.I.J.O.S Alto Valle, a Resistencia Lautaro, alle reti d'appoggio di Valparaíso e Santiago in Cile, a quelle di La Plata, Mar del Plata, Buenos Aires e Neuquén in Argentina, a tutti i nostri compagni prigionieri in Cile, Argentina, Brasile, Perù, Germania, Svizzera, Spagna, Italia, Francia, Grecia e nel mondo intero, a quelli che combattono per le selve o per le strade.
Dopo 46 giorni di sciopero della fame, ben oltre la nostra volontà, ci costa considerare tutto ciò come una vittoria. Abbiamo conquistato quel che qualsiasi persona al mondo, indipendentemente dalla sua condizione, si merita, ovvero un trattamento giusto e degno in prigione.
Ci costa, inoltre, come l'assassinio del weichafe Matias Katrileo. Ci costa, inoltre, come i compagni in sciopero della fame in Cile continuino a non essere ascoltati, per via della politica di Stato e del fascista Francisco Vidal da La Moneda (palazzo presidenziale cileno), così come lo scorso anno dopo gli oltre 100 giorni di sciopero della fame da parte della compagna Patricia Troncoso.
Potremmo dire che questo piccolo trionfo ha in sé un sapore amaro, perché questa guerra sociale e di classe continua e pertanto continuano le persecuzioni, le torture, le morti e il sequestro nelle prigioni.
Potremmo dire, realisticamente, d'aver vinto una battaglia ma non la guerra, ciò tenendo in conto l'apporto e gli sforzi di tutti, dalla precarietà e dall'audacia più che dalle risorse, molte volte con l'amore, la rabbia e la ribellione che ci caratterizzano, lottando contro l'indolenza e la normalizzazione in agguato.
Compagni, non è finito nulla, nemmeno questa lotta. Quel che dobbiamo definire in questo immediato presente, ogni mattina, è titanico ma non impossibile. Dobbiamo raddoppiare gli sforzi.
Abbiamo confermato che la solidarietà, senza frontiere né bandiere è un'arma efficace, e se associata al coordinamento nell'azione e ben diretta porta al raggiungimento degli obiettivi.
Sebbene entriamo tutti in un periodo di recupero, ciò non significa che dobbiamo lasciarci andare. Anzi, dobbiamo continuare ad attivarci e a protestare, a denunciare e a combattere, da tutte le trincee. Ogni azione grande o piccola è un apporto e dà un senso per non perdere il coraggio né la fiducia e per non finire nella miseria.
Per il rifugio politico in Argentina!
Fino a che ci sarà miseria, ci sarà ribellione!
Solo la lotta ci renderà liberi!
Marcelo Villarroel Sepúlveda
Freddy Fuentevilla Saa
Prigionieri politici d'origine cilena, miristi e libertari
Unidad de detencion Nº11, provincia di Neuquén, Patagonia Argentina.
freddymarcelo.entodaspartes.net



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