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Carabinieri uccidono due rapinatori

Cremona, 8 dic. (Adnkronos) - Due rapinatori sono morti questa mattina a Sergnano, in provincia di Cremona, durante un conflitto a fuoco con i carabinieri. Nella sparatoria, avvenuta intorno alle ore 6, sono stati feriti al petto anche due militari dell'Arma, che pero' non sono in pericolo di vita. Altri due rapinatori sono stati arrestati. I quattro banditi avevano rapinato un gruppo di persone fuori da una discoteca di Treviglio, nel bergamasco, ed erano poi fuggiti a bordo di un'auto.

Roma, 8 dic. - (Adnkronos) - "Il conflitto a fuoco di questa mattina rivela la pericolosita' della criminalita' che dobbiamo contrastare, ma anche l'efficacia e la determinazione del controllo del territorio. Il suo costo umano e' l'esito dell'aggressione armata che i nostri Carabinieri hanno dovuto fronteggiare, dimostrando coraggio e grande preparazione. A loro deve andare tutta la nostra gratitudine e gli auguri di una rapida guarigione". Lo afferma il ministro dell'Interno, Giuliano Amato, riferendosi allo scontro a fuoco fra quattro rapinatori ed i Carabinieri, avvenuto questa mattina a Sergnano (Cremona), che ha portato alla morte di due dei malviventi, all'arresto degli altri due ed al ferimento di due Carabinieri.

Sab, 08/12/2007 – 12:52

Un problema di sicurezza

Un problema di sicurezza.

La società del controllo globale si organizza: la libertà è possibile, ci dicono, soltanto rinunciando alla nostra individualità. Si può essere liberi solo laddove gli organizzatori dello sfruttamento possano sapere tutto di noi. Per consigliarci meglio su cosa acquistare, mangiare, bere; come vestirci, cosa ammirare, dove riposarci; con cosa giocare e con cosa dimenticare la realtà; cosa è bene e cosa è male; chi sono gli amici e chi sono i nemici; quali i valori validi e quali quelli sorpassati, non più al passo con i tempi; chi dobbiamo votare per il meglio del “Paese”, che inevitabilmente è sempre il meglio per i pochi e il peggio per tutti gli altri. In altre parole la libertà è possibile solo laddove chi organizza lo sfruttamento sia anche in grado di determinare cosa gli sfruttati debbano pensare. Gli strumenti non mancano: mass media e intellettuali organici alla classe dominante sono sempre a disposizione per risolvere qualunque dubbio possa affacciarsi nelle nostre coscienze. Questo con una tempestività che ha del mirabolante: noi siamo ormai in grado di esprimere un’opinione su un evento qualsiasi prima ancora che l’evento stesso si sia verificato. Come dire: non so ancora cosa mangerò a pranzo domenica prossima, ma so che mi piacerà tantissimo. Se la nostra preveggenza riguardasse esclusivamente fatti di rilevanza culinaria, è probabile che tutti saremmo d’accordo nel ritenerla frutto della semplice esperienza della tradizione che vuole la domenica libera dal lavoro salariato (ma non per tutti: pensateci, ad esempio, quando entrate in un ipermercato…), con più tempo a disposizione per la preparazione di gustosi manicaretti, gite fuori porta e banchetti familiari. Il problema è che la nostra preveggenza riguarda gli eventi più disparati: dal nome della squadra che vincerà il prossimo campionato a quello di chi sarà il prossimo presidente del Burkina-Faso, dall’andamento dei prezzi della benzina la prossima estate a quello dei mutui la prossima primavera, dal contenuto della prossima finanziaria degli Stati Uniti d’America allo scoppio della guerra con l’Iran. Come possiamo vedere siamo tutti diventati degli ottimi economisti e politologi, in grado di dare un giudizio su fatti che inevitabilmente si realizzeranno. Le conseguenze sono che se noi riteniamo inevitabile un evento qualsiasi, anche posticipato di anni nel futuro, non faremo nulla per cercare di far sì che esso non accada. Il trucco è tutto qui. Nessuno ha il dono della preveggenza, perché il futuro, semplicemente e fortunatamente, ancora non è. Certo, ci piacerebbe che fosse altrimenti, in modo che possiamo organizzare la nostra vita basandoci su delle certezze, ma la vita è divenire, cambiamento e dunque incertezza. E quello che ci distingue come esseri umani dagli altri viventi, è proprio il fatto che non ci limitiamo a vivere la nostra vita come viene, accettando passivamente gli eventi. Ciò che ci rende diversi è che cerchiamo noi stessi di determinare il nostro futuro. Le società umane sono nate proprio per questo. Solo che poi il fine si è perso. E ora le società umane esistono solo per perpetuare se stesse, per far si che la situazione non cambi, per far si che il futuro sia il più possibile simile al presente. E nelle società umane ci sono persone che prendono decisioni per tutti gli altri, delegati o meno che siano a farlo da tutti gli altri. Queste decisioni hanno un unico scopo: mantenere in immutato l’esistente ovvero far sì che i rapporti di forza all’interno della società non mutino, che dominatori e dominati stiano al loro posto, che possa aumentare il numero degli sfruttati ma non quello degli sfruttatori. E la sovrastruttura usata attualmente per fare tutto questo è la libertà e la sua esportazione: libertà che ovviamente coincide con un tipo di organizzazione politica ben determinata, ovvero con la democrazia. Se però analizziamo un attimo il significato sotteso all’uso di questa parola possiamo tranquillamente notare che non è esattamente ciò che la maggior parte di noi ha in mente. Ci rendiamo presto conto che quando il termine è utilizzato dalla classe dominata il significato che gli viene attribuito è quello di giustizia intesa come equa ripartizione del benessere sociale, mentre quando viene utilizzata dalla classe dominante il suo significato subisce una metamorfosi addirittura rispetto a quello etimologico: il “governo del popolo” inteso come popolo che si autogoverna diventa “governo del popolo” inteso come strumento attraverso il quale un gruppo limitato di individui (ovvero una minoranza) controlla e sfrutta il popolo (ovvero la stragrande maggioranza delle persone). E l’obbiettivo non è più quello che noi, classe dominata, attribuiamo alla parola democrazia ma quello che le classi dominanti da sempre fanno: perpetuare se stessi, il loro dominio e il nostro sfruttamento. Per far questo nel modo meno rischioso possibile per gli sfruttatori, ecco che arriva loro in soccorso proprio l’apparato massmediatico che, attraverso la sua sapiente e invasiva opera, convince innanzitutto gli sfruttati di avere il dono della preveggenza: il futuro è già scritto e dunque è immodificabile. L’organizzazione sociale attuale è la migliore possibile, quindi è perfetta e dunque è eterna (come per Dio, l’eternità è dedotta in base alla sua perfezione). Di conseguenza è necessario che tutti si convincano di almeno altre tre cose:

Gio, 06/12/2007 – 00:26

Chi è il nemico?

Chi è il nemico?
Il mondo ci guarda attraverso la scatola magica che trasmette le immagini di una società opulenta, che si diverte, che ha tutto. Che ha talmente tanto che non sapendo cosa fare dei propri rifiuti li manda in Africa, nei paesi più poveri del mondo, quasi a far partecipi i loro abitanti di un po’ del nostro benessere. Poi, quando essi decidono che è meglio tentare di affrontare l’odissea di un viaggio spesso senza arrivo e senza ritorno per godere in maniera diretta della ricchezza dell’occidente, piuttosto che la certezza di una morte per fame, allora inizia la paura. Gli Stati e i governi, con la complicità dei mass-media asserviti, creano il nemico: l’emigrato che ruba, violenta, non crede in Dio, spaccia, rapina, usurpa le case popolari e i servizi sociali. Ogni tanto si scopre qualche emigrato buono, eroico, onesto o, dulcis in fundo, imprenditore. Mai si parla degli immigrati sfruttati, asserviti come bestie e schiavizzati che, nei campi del meridione come nelle fabbriche del settentrione, arricchiscono capitalisti sempre più avidi e senza scrupoli. Mai si parla dei banchieri e dei loro complici politici e militari che si arricchiscono con il traffico di esseri umani. Mai si parla soprattutto del fatto che se i loro paesi d’origine sono in miseria la causa è da ricercare proprio nel ricco occidente: le sue imprese multinazionali, con la complicità dei politici asserviti, hanno ridotto intere nazioni a brandelli pur di non mollare il facile guadagno che deriva dallo sfruttamento imperialistico. E ora? Ora si addossano le responsabilità ad altri e si cerca di offrirsi come salvatori per porre rimedio allo sfacelo di società distrutte da decenni di fame, malattie e guerre che hanno arricchito l’occidente. Ma c’è un prezzo da pagare: chi vuole salvarsi deve diventare come noi. Deve anch’esso considerare nemici tutti coloro che lottano per non morire. Questo è ciò che succede ora qui. Questo è il significato profondo del D10. La scelta dei luoghi in cui tale incontro si svolgerà non è certo casuale. Essa appare dettata più da scelte logistiche (la Sardegna è al centro del mediterraneo e Cagliari è facilmente raggiungibile da tutti i paesi della costa nord dell’Africa) ed edonistiche (la Sardegna è bellissima e tutti i Vip ci vengono in vacanza), che da manifestazione di dominio imperiale che, pur non mancando, non ha di certo bisogno di organizzare riunioni del genere per esprimersi quotidianamente. Ben altra attenzione bisogna dedicare sicuramente alla funzione dell’incontro piuttosto che al suo esplicarsi: obbiettivo dichiarato è la definizione di una strategia comune contro l’immigrazione. Questo nell’ottica di una europeizzazione della difesa del fronte sud contro l’inevitabile tentativo che milioni di persone faranno di trovare scampo con l’emigrazione dalle guerre (e dalle loro conseguenze immediate come fame e malattie), queste sì imperialistiche, che Unione Europea e Stati Uniti d’America si preparano a condurre nel prossimo futuro nel già martoriato continente Africano. E parte di questa strategia è proprio il continuo allarme che i mass media asserviti lanciano sulle varie ondate di sbarchi, sulla possibile infiltrazione di terroristi e quant’altro: se prima i governi di centrodestra rispondevano semplicemente con campi di concentramento (i cosiddetti CPT, Centri di Permanenza Temporanea) ed espulsioni ora i governi di centrosinistra rispondono con campi di concentramento, espulsioni, e campi di concentramento in nord Africa ( per quanto accordi bilaterali in tal senso siano già in atto con vari paesi). Con in più questo: si promettono ai governi della costa settentrionale del continente africano investimenti in infrastrutture e accordi commerciali e industriali favorevoli in cambio della loro disponibilità a fermare i disperati migranti più a sud. In modo che nel futuro prossimo non ci dobbiamo neanche disturbare a vederli morire sulle nostre coste o nelle nostre carceri. La sabbia del Sahara o le acque del golfo di Guinea sapranno senz’altro far sparire nel silenzio e lontano dai nostri sguardi i loro cadaveri. Mentre i nostri valorosi militari andranno a portare la “pace” in Sudan (petrolio e gas naturale), Niger e Ciad (oro, uranio, petrolio e acqua), Centrafrica, Nigeria e Congo (petrolio, uranio, diamanti, acqua e altri metalli rari), Uganda, Ruanda, Burundi e Tanzania (gas naturale, oro, diamanti, acqua), i nostri ministri staranno comodamente seduti in parlamento a “seguire da vicino la situazione”, a “rattristarsi per la tragedia ma ad andare orgogliosi per l’eroico sacrificio” di chi inevitabilmente ci lascerà la pelle, e a trovare un altro allegro modo di convincerci che l’unica libertà possibile si ha con il controllo totale, che questo è l’unico e più perfetto mondo cui possiamo aspirare, e che tutto il resto è solo illusione.

Gio, 06/12/2007 – 00:24

Morire di galera

Morire di galera.
Tempo addietro qualcuno riportò su un pezzo d’argilla un famoso motto che, in tutti i libri di storia che abbiamo letto, veniva considerato basilare per l’umanità stessa. Esso diceva più o meno così: “occhio per occhio, dente per dente”. Si tratta della prima regolazione scritta di quello che in seguito sarebbe stato considerato il Diritto, ed era la prima rozza epigrafe della cosiddetta Giustizia. Stabiliva che chi provocasse un danno ad un altro, dovesse patire lo stesso danno. Più o meno. perchè il lapidario significato di quel motto, man mano che il tempo passava, si è lentamente trasformato nel senso che i legislatori hanno tenuto via via a specificare che il suo significato letterale andava applicato solo in certi casi e a certe persone: i benestanti, le classi dominanti si regolavano tra loro e nei confronti dei poveri e dei subalterni in maniera diversa. La lettera andava applicata solo nel caso in cui a provocare un danno fosse il cittadino povero, mentre il cittadino ricco poteva tranquillamente risarcire il danneggiato in base ad un tariffario che, se non conteneva proprio tutti i casi, era comunque ampiamente variegato. Gli schiavi rei di danneggiamento, invece, erano sempre messi a morte. Da allora l’umanità ha fatto dei passi avanti, attraversando difficoltà e massacri che nessun’altra specie, a quanto ci è dato di sapere, ha mai affrontato. Fortunatamente per chi ora vive nel mondo civilizzato, questi laghi di sangue che hanno imbevuto la nostra storia sono serviti a far sì che da quel primitivo pezzo d’argilla si arrivasse ai monumentali Codici che variamente regolano la Giustizia e che compongono il Diritto. Una delle conquiste della primissima rivoluzione semi-borghese, ci dicono sempre i libri di storia, fu il cosiddetto “habeas corpus”, il quale impediva al sovrano assoluto di imprigionare e torturare i propri sudditi a piacimento. Tutti i sudditi proprio no, ma sicuramente la parte più ricca e quella più potente, che allora erano i mercanti e i nobili. Comunque sia questo principio ha informato di sé sia le correnti anglosassoni che quelle propriamente europee del Diritto, cosicché esso è ancora oggi un suo caposaldo: nessun potere dello Stato (in occidente sono canonicamente 3: legislativo, esecutivo, giudiziario) può arbitrariamente incarcerare un cittadino, tantomeno torturarlo. Anche nei paesi democratici dove è ancora in vigore la pena di morte, per la sua applicazione è richiesta, almeno formalmente, l’assoluta certezza di colpevolezza. In più “la legge è uguale per tutti”: quanti tribunali si fregiano di quest’altro motto. Anche questo come il Primo motto della Giustizia, ha fatto la medesima fine. La sottigliezza è che le eccezioni rimangono non scritte, ma di fatto hanno più valore della regola stessa: ora come allora la lettera si applica sempre ai più poveri. E visto che gli schiavi di allora sono diventati i proletari di adesso, l’uguaglianza è scontata. In galera ci finisce e ci resta sul serio solo chi non ha mezzi, chi non ha denaro a sufficienza per pagare fior fiore di avvocati che rimandino la sentenza fino al passaggio in giudicato, o chi semplicemente non ha amicizie altolocate o è depositario di segreti inconfessabili. A questi si applica la lettera di un altro motto che tutti conosciamo: “la legge non ammette ignoranza”. Altrimenti, le scappatoie legali per delinquere le conosceresti. Se poi capita che qualcuno di prigione ci muore, se capita che qualcuno si suicidi per la disperazione di una vita in luoghi che, finite le visite parlamentari, ritornano ad essere quello che sempre sono stati ovvero luoghi di annientamento della personalità, dell’individuo e dell’umanità, poco male. Un’inchiesta e un sacco di sabbia e il gioco è fatto. Per coloro che sono invece suicidati basta il sacco di sabbia. Come se ci fossa differenza, come se il fatto di aver costruito un sistema carcerario che ha come unico scopo l’annientamento della ragione, non fosse già di per sé una responsabilità. Ma la colpa è sempre dei morti, mai dei vivi: per cui, tutti suicidi sotto il peso della propria coscienza. Coscienza che non hanno coloro che nelle carceri continuano a torturare e vessare persone inermi, coloro che non esitano a mandarceli per un panino, e coloro che fanno finta che non sia un problema loro.

Mer, 05/12/2007 – 10:52

Firenze - Prossime iniziative dell'Asilo e Vagine Volanti

Lunedi dalle 19 aperitivo bella vita sull'autobus n 25, porta quello che vorresti trovare, tra cui possibilmente uno stereo a pile, birre e stuzzichini e divertiti a salire e scendere dalla lastra!

Giovedi la classica cena vegan "la bruca" in stile nomade, andiamo a farci chiudere lo stomaco alla vista della porta murata dell'asilo!! Ma intanto ci riprendiamo il marciapiede e il vicinato..

Sabato corteo cittadino della serie ognun per se, miseria per tutti usiamo invece la solidarieta' come vera arma e pratica sovversiva! Contro sgomberi e sfratti, contro le montature giudiziarie, il pacchetto sicurezza e la Firenze del delirio securitario, mentre Cioni ci odia sempre di piu'...

Lun, 03/12/2007 – 02:22

Informazioni su Claudio Lavazza, vivo!

La notizia della morte di Lavazza è risultata (fortunatamente) falsa o conseguenza di un equivoco. Ci scusiamo per il comunicato che abbiamo fatto girare ieri ma la notizia ci è giunta da fonte che consideriamo sicura.
Approfittiamo per mandare a claudio e agli altri prigionieri un forte saluto sperando di vedere presto seppelliti i loro carcerieri.

Informazioni su Claudio: I suoi avvocati lo hanno visto stamattina e sta bene, inoltre, la sua compagna ha appena ricevuto una sua telefonata.


In merito alla notizia della morte di Claudio Lavazza, si stanno facendo strada molti dubbi sulla sua veridicità fra i compagni spagnoli.

Gio, 29/11/2007 – 23:12

Bogu in isolamento

Bogu, tra gli arrestati per i fatti di Bologna, da venerdì 23 dicembre è in isolamento. Il motivo preciso per cui è stato spostato di sezione (ora è nella sezione A, Alta Sorveglianza) non gli è stato ancora fornito.
Ha controllo (con relativo visto di censura) su tutta la posta, in entrata e in uscita. Spedirgli un pacco (ad esempio con gli alimenti necessari ad una dieta apposita contro il diabete) è un terno al lotto.
Non può ricevere tutti i libri, ma solo quelli selezionati dai carcerieri.
Gli hanno sequestrato i cataloghi delle varie biblioteche dell'evasione e il materiale informativo che gli amici gli hanno inviato.

Mer, 28/11/2007 – 16:23

G8 - Proposta di mobilitazione per la sentenza di primo grado

Resoconto del quarto incontro di domenica 18 novembre sulla proposta di mobilitazione per la sentenza di primo grado per i fatti di Genova 2001

Alcuni compagni solidali con gli imputati al processo per i fatti del luglio 2001 a Genova si sono incontrati per la terza volta domenica 4 novembre al centro di documentazione proletario Borgorosso di Genova.

Sebbene in ritardo rispetto alla tempistica processuale che riguarda gli imputati per le giornate del luglio 2001, contestualizzando il corso degli avvenimenti e delle lotte degli ultimi 6/7 anni,si può e si deve riconoscere già un percorso che si identifica nella critica e nella pratica di opposizione radicale a questo sistema.

Lun, 26/11/2007 – 21:26
Mer, 22/11/2006 – 13:04
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