Al laziale - Risposta a "Leggendo e rileggendo gli articoli apparsi su KNO3"

Letto lo scritto a firma un anarchico del Lazio non ho potuto non rispondere. Anche se non apprezzo affatto la rete come luogo di discussione; è anche per questo che sono passati più di dieci giorni dalla sua comparsa in informa-azione; non posso lasciare cadere nel vuoto gli insulti (e insinuazioni non solo antipatiche) soprattutto perché rischiano di influenzare la lettura di KNO3 o addirittura la scoraggiano frenando per l'ennesima volta la discussione di temi importanti in un periodo quantomeno difficile per la lotta per l'anarchia. Può piacere o no ciò che è riportato in KNO3, ma non si può infangare con tanta facilità il lavoro di compagni che comunque si sono esposti scrivendo un giornale senza nemmeno aver capito cosa c'è scritto o continuando a far finta di non capire.
Chiedo ai compagni di leggere e rileggere KNO3 e almeno di porsi delle domande. Con questo scritto cercherò di rispondere ad alcune questioni sollevate da un anarchico del Lazio sperando anche di fare un pò di chiarezza seppur ritengo che nessuno scritto sia risolutore e che solo il confronto e la pratica possono esserlo.
Caro compagno laziale,
intanto: le sentenze irrevocabili le danno quelle merde dei giudici e non gli anarchici. E' vero però che i mezzi tentativi di inquisizione non mancano e se dico questo non l'ho visto a "forum", ma perché li ho subiti. Addirittura anche in una situazione in cui i compagni davano per buone le interpretazioni delle guarie riguardo discorsi spiati in casa mia e un'altra volta, quando nella piena volontà di dar solidarietà a dei compagni imprigionati e per dare una scossa a quella società di cui tutti parlano ma che in pochi vivono pienamente, ho contribuito ad organizzare una serie di assemblee aperte allo scopo di preparare al meglio una manifestazione di piazza. Ho commesso errori, mi sono assunto le mie responsabilità, ho ricevuto pugnalate alle spalle, ho sentito il calore dei compagni, ho sentito tutta la forza di cui siamo capaci, ho sofferto per le mie e le nostre debolezze. Se dico questo non è per disseppellire il passato ma semplicemente per chiarirti che dal mio scranno scendo abbastanza spesso. Tanto anche da aver conosciuto la mentalità ottusa e idiota secondo cui chi milita e quindi organizza la sua vita secondo le scadenze del calendario delle iniziative militanti ha diritto d'espressione e chi criticando apertamente e motivando perché non partecipa ad esse no. La stessa mentalità che permette di cancellare più di dieci anni di lotte di fronte a tre presidi (fraciti del solito trito e ritrito, peraltro).
Secondo te, e tutti voi offesi, se non ci interessasse il confronto e la discussione avremmo steso un foglio da diffondere a mano o perché no, con i dovuti modi e tempi, anche da presentare pubblicamente?
Posso capire che c'è un bel po' di veleno in KNO3, ma è quello che ogni giorno ci cresce dentro. Perché non siamo uomini di ferro (sai cos'è l'ironia?), ma carne e ossa, cuore e sangue, che forse a volte pompa troppo forte e dà alla testa... magari è vero, ma è la passione, o la follia, componenti essenziali di un rivoluzionario. Rimane comunque che non mi sono mai nascosto e che non ho mai vigliaccamente delegato la mia opinione ad un comunicato buttato nella rete senza accollarmene la responsabilità e averne accettato la discussione pubblica. Altri l'hanno fatto! E in circostanze anche più delicate.
Ce ne siamo volutamente sbattuti del "politicamente corretto", perché non ci appartiene come concetto e perché vogliamo provocare uno spazio di discussione.
Quando mal volentieri sono sceso dal mio scranno, o quando ci si sono arrampicati, mi sono confrontato con i compagni e quasi sempre ho riscontrato scetticismo riguardo alcuni percorsi che però gli stessi continuano a portare avanti già con la semplice partecipazione alla singola iniziativa, senza schizofrenia ma con molta confusione.
Gli "schizo" saremmo noi, secondo il tuo paradosso... mi piacerebbe approfondire in merito alla facilità con cui si considera deviato o malato ciò che non si capisce (sai... le basi dell'anti-psichiatria).
Riguardo all'illuminazione, non l'ho ancora raggiunta. Forse mi sono seduto sotto l'albero sbagliato, o forse ho assunto troppe porcherie in vita mia. Quindi, come pare chiaro, ho molti più dubbi con la D maiuscola, che verità con la v minuscola. Nella mia confusione, però, qualche convinzione ce l'ho, l'ho messa nero su bianco e voglio discuterne.
Avrai da dirmi che sono uno stronzo acido e senza nessun reverenziale rispetto per coloro che in nome della militanza non sbagliano o se lo fanno sono coperti dalle buone intenzioni. Mi devo beccare qualche insulto? Va bene, ma dopo facciamo un bilancio dei risultati ottenuti con certe iniziative e quali spiragli rivoluzionari aprono. Anzi mi chiarisci anche gli obiettivi delle stesse perché, a volte non riesco a capire proprio quali siano.
Poi mi spieghi pure quali sono i tuoi criteri di giudizio perché a me non torna che un'iniziativa con lo scopo di coinvolgere quelle figure sociali (create dal dominio e che a valorizzarle in maniera così sbagliata non si fa altro che contribuire al dividi e massacra, anche inconsciamente - vedi ad esempio migranti e detenuti) che per prime dovrebbero emanciaparsi e insorgere sia considerata di successo quando a partecipare sono sempre i soliti compagni che quantomeno un minimo di emancipazione l'hanno già raggiunta. Il termine autoreferenziale ti dice niente?
Che cazzo ne so io, come dici tu, che fanno gli altri compagni. Che cosa ne so io, di chi ha compiuto o no delle azioni. Non mi interessa e non deve interessarmi. Spero che nessuno segni le tacche sul bastone.
Le frustrazioni, quando le avrò, le scaricherò come cavolo mi pare. Di certo non cercando capri espiatori, come qualcun'altro ultimamente ha fatto dando la colpa a delle sostanze, sempliciottamente scoprendo l'acqua calda e di contro ostentando una candida lucidità che non mi pare abbia dato apprezzabili frutti.
Ogni tipo di guardia ha la sua fiction, ma pompieri ancora non lo danno in tv. Allora dov'è che ho visto anarchici andare a portare un documento alla questura? Attenzione: non sto parlando di condividere per forza un qualsiasi documento, ma consegnarlo alla questura è davvero troppo! Sarà sempre mentre facevo zapping che ho visto anarchici preferire di non pubblicare; attenzione: non sto parlando di prenderne le distanze, che almeno è responsabile; delle rivendicazioni mentre altri le pubblicavano?
Non credi che questi possano essere considerati "fatti aderenti alla realtà" tanto da farti apprezzare le critiche?
Il braccio senza attivare la mente lo muovono i fasci e le guardie, quindi che cavolo vuoi dire con sintomatico quando ti lanci nello spiegarci chi era Di Giovanni? Piuttosto chiediti come avrebbe reagito se qualcuno fosse andato a proporgli di siliconare serrature o le obliteratrici dei tram (che manco c'erano), o se qualcuno avesse insinuato qualcosa su come passava i 365 giorni dell'anno! Probabilmente non è chiaro nei nostri scritti, ma nessuno di noi disprezza totalmente o nega a prescindere la possibilità di esprimersi in cortei, presidi, eccetera. L'unica cosa intelligente che scrivi è proprio che in momenti di maggiore attacco questi non mancassero. Il punto è che questi mezzi devono servire ad amplificare il messaggio chiaro che la pratica cerca di lanciare. La nostra critica è indirizzata verso specifiche iniziative e ai grossi teorizzatori dell'insurrezione, ai promulgatori del gradualismo che ritengono che certe azioni non siano convenienti perché ci allontanano dal corpo sociale. Questo concetto è ben spiegato nel primo articolo, con tanto di cenni storici, rileggilo! Ma non c'è nessuno che si rende conto che sia i "bravi cittadini" che i "peggiori delinquenti" non ne vogliono sapere di intraprendere una qualsiasi lotta a fianco degli anarchici perché hanno obiettivi diversi e perché siamo scomodissimi complici? Chi crede nelle lotte graduali segua il suo percorso, ma lo faccia con chiarezza e senza frenare chi non ha nessuna voglia di ammuffire aspettando il momento giusto.
Troppe volte abbiamo allestito pulpiti per dotti oratori, vedendo trasformare assemblee orizzontali in conferenze. Tanto da arrivare a programmare e calcolare gli interventi.
Vediamo ora questi altri se sono o no fatti aderenti alla realtà o è perché ho la parabola che mi arriva questa visione distorta. Non era il TG4, ma era anarcotico ad aver dato spazio ad un avvocato, personaggio assai ambiguo, tanto da aver messo in piedi uno pseudo movimento politico con tanto di manifesto e programma. Anche in questo caso non parlo per sentito dire. Nel momento in cui dei compagni hanno consigliato ad un mio "fratello" in galera di nominarlo ho mosso il culo, sono sceso dal mio comodo scranno e sono andato a misurarmi di persona con questo soggetto percependo il suo squallore, e non me lo sono tenuto per me. Nonostante ciò costui ha continuato a godere di fiducia tra i compagni. Ho visto anarchici dare valore a fantasie persecutorie in cui molto probabilmente nemmeno loro credono. Infilandosi in un meccanismo perverso che sembra aver bisogno del caso umano o della storia drammatica, che aprendo una breccia nella coscienza civile, porti alla constatazione della nocività del carcere o della ferocia del sistema. Questa è la mentalità del Costanzo show e di tutte quelle merdate che intossicano il cervello della gente, non la nostra! In tutta questa situazione raccapricciante, che dovevamo fare? Continuare a stare zitti oppure partecipare alle solenni assemblee tenendo la manina alzata aspettando il nostro turno per parlare? Qualcuno ha già da tempo adeguatamente e apertamente espresso il suo dissenso per certi percorsi quando erano sul nascere. Non prenderne parte è stata una scelta critica e cercare di focalizzare i risultati (secondo me fallimentari), credo sia doveroso per chi ha a cuore la rivoluzione, se di essa vogliamo parlare e soprattutto se nella sua attuazione ancora crediamo.
Spaccare e dividere? L'unione fatta per forza non fa la forza! Se per essere qualcuno in più dobbiamo accodarci alla FAI o mischiarci con chi ha come obiettivo solo la "bellavita", è meglio star soli.
Partecipare a cortei indetti da altri gli anarchici l'hanno già fatto, ma caratterizzando la loro presenza... eccome! Vedi Genova, Napoli, la street a Roma e così via. A Vicenza che siamo riusciti a fare? E a Torino? E a Bologna? Se non riusciamo a caratterizzare la nostra presenza (per molti motivi che meritano approfondimento) che cavolo ci andiamo a fare per strada con 'sta gente di merda? Parli della Grecia ignorando che lì quando scendono per strada non si limitano a strillare quattro slogan o a trascinare uno striscione come un tristissimo feretro.
Io sento la responsabilità di lasciare alle future generazioni un messaggio chiaro sulla possibilità di distruggere il dominio, se non dovessi vederlo crollare con i miei occhi. Ritengo inutile affidare tutto alle belle parole dei volantini se poi nella sostanza intraprendo percorsi di lotta che per quanto cerchi di farcirli di buone intenzioni partono da istanze riformiste e assistenziali. Vorrei continuare, ma già mi sono dilungato troppo, e proprio perché preferisco guardare negli occhi i miei interlocutori, aspetto che ci sia occasione per discutere pubblicamente perché in KNO3 ci sono anche proposte e non solo critiche, come già detto avvalorate da ricostruzioni storiche (proprio nella conservazione della memoria storica dovremmo impegnarci, ma pare purtroppo che i compagni si scordino anche quello che è successo ieri mattina).
Aggiungo solo una considerazione che credevo fosse scontata ma non lo è. Caro compagno laziale, se davvero vuoi fare la guerra alla società, come recita la bella frase che hai scelto per aprire il tuo scritto, devi renderti conto che essa la farà a te, e che è tenuta in piedi da tutti i più o meno sfruttati che cercano di raccattare briciole di privilegio. Nella situazione ideale di conflitto diffuso i mezzi messi in campo dal dominio e la reazione della cosiddetta società civile frammentata e cannibale (non ci sono più le classi sociali come trent'anni fa e c'è sempre meno solidarietà) sarebbe ben più feroce di ora e quindi invece di piagnucolare su "come riuscire a non essere oggetto di particolari attenzioni" bisognerebbe prepararsi al peggio.
Con questo scritto ho parlato per me e non a nome di KNO3, dato che ognuno ha portato il suo contributo individuale. Anche tra noi "eroi dell'anarchismo" (ma vaffanculo!!!) è fondamentale il confronto di opinioni diverse per crescere.
P.S.: Un pezzo di merda rimane tale anche dopo essere finito in galera. Assistere ad esempio a discussioni sul pubblicare o meno le lettere di uno stupratore è raccapricciante.
P.P.S.: Come cazzo è fatto uno scranno?

L'uomo di ferro (sempre più arrugginito dal logorio dei tempi moderni)

Mar, 22/04/2008 – 14:17
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